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ANTEPRIMA.

Un titolo è anche un progetto e TRANSFERT folgio di psicanalisi non fa eccezione. Le poche righe che seguono intendono esplicitarlo.

Volendo stilare una graduatoria d’importanza dei concetti proposti da Freud nel corso della sua elaborazione, transfert occuperebbe il primo posto. Se ci si spinge un po’ oltre il luogo comune che lo descrive in termini romantici come affaire sentimentale tra analizzante e analista, ci si accorge che esso viene impiegato già nell’Interpretazione dei sogni per indicare il lavoro di condensazione e spostamento cui sono sottoposte le immagini oniriche.

Questo doppio movimento si rende esplicito nel racconto del sogno: sul piano della parola si trova, traslato appunto, il lavoro onirico traccia del desiderio. Se si parte dal sogno, e Freud è partito da lì nonostante ogni scetticismo proprio perché costrettovi dall’estrema considerazione in cui teneva il dire di chi gli si rivolgeva, è pur sempre nella parola che se ne trova l’interpretazione.

Transfert, allora, come condizione della ricerca che con la parola si fa; come condizione del lavoro psicanalitico di cui questo periodico intende dare un resoconto e una testimonianza.

Transfert per richiamare che l’originarietà dell’esperienza analitica è il ripristino di quanto nell’esperienza freudiana rimane d’inedito.

Transfert per confrontarsi, a partire dalla pratica, con i termini psicanalitici nella versione originaria con cui ciascun percorso d’analisi li restituisce differenti, attuali, senza possibilità di conservazione.

Ciò a ribadire che nessun discorso, per il quale mantenere un orizzonte intellettuale abbia ancora un senso, può rinunciare alla precisione.

Per questo la lezione freudiana merita di essere proseguita se è vero che solo entro tale orizzonte la pratica psicanalitica ha trovato e trova la sua collocazione oltre che un’attualità, per molti versi, ancora sconcertante.

Nel 1912 Jung, troppo attento alla "popolarità" della psicanalisi per accorgersi che tanta attenzione era rivolta, piuttosto, al proprio buon nome, auspica uno smussamento di alcuni significanti, in primo luogo la libido, che a causa del loro esplicito riferimento alla sessualità, rischiano di produrre qualche resistenza.

La replica di Freud suona press’a poco così: cedere sulle parole è il primo passo per cedere sulle cose.

Precisione implica aderenza alla letteralità della parola: così essa ha modo di risuonare producendo una diffusione che non abbisogna di accomodamenti. A ciascuno la sua lettera; TRANSFERT si augura di esserne occasione proponendo, per l’appunto, la traversata dei termini e delle questioni psicanalitiche di cui si diceva. Dando anche un’eco al modo in cui essi vengono trattati sui media: andando al cinema e guardando la televisione oltre che curiosando in libreria e soffermandosi in biblioteca.

Transfert, dunque, come qualità della comunicazione che non si esaurisce nel dare informazione, ma disegna percorsi di formazione; occasioni di lettura e non impossibili riduzioni dell’esperienza a lezione morale e canonica.

Questi alcuni motivi del titolo di questo periodico che fa proprio un significante inaugurale della pratica psicanalitica: transfert. Cui si aggiunge uno spunto polemico se si considera che il transfert è garante dell’efficacia che distingue la psicanalisi, come pratica, da qualsiasi tecnologia psicoapplicativa.

Foglio di psicanalisi, poi, perché il foglio è il supporto più semplice dello scritto. Quello che lo veicola, di mano in mano, agile, senza paludamenti, senza quelle idiosincrasie nei confronti della divulgazione che tanto hanno contribuito ad accreditare un’immagine esoterica e ad assegnare un destino di segregazione per la psicanalisi in Italia.

Un foglio, leggero: ci auguriamo faccia propria la relazione tra le parole e le cose che, con un motto di spirito, Jaques Lacan, analista a prova d’ascolto, ha rovesciato così: "Scripta volant, verba manent".

Angelo Varese.